Federico Aicardi e le sue serate bolognesi

Ci sono serate bolognesi itineranti, animate da un cantautore: Federico Aicardi e la sua band.

Federico di giorno è un noto farmacista e di notte organizza concerti in vari locali della città.

Spettacoli gratuiti che vedono avvicendarsi sul palco voci nuove giovanili, musicisti amici e amici di amici, figlio e amici del figlio, a cui lui ha fatto da maestro.

Oppure serate dedicate ad un artista come Dalla, De Gregori, De Andrè dove si cantano le canzoni di questi cantautori anche su richiesta del pubblico. Ultimamente ho partecipato ad una serata al Room 32, accompagnato da Ettore Cimpincio alla chitarra.

Il suo pezzo più famoso è la Rumba della Rambla, inciso nello studio di Dalla, quando ancora era in vita e arrangiato dal valido braccio destro di Lucio, Roberto Costa. Nell’album, che lui regala alle sue serate, c’è anche una canzone scritta da Fernanda Pivano. Il farmacista-cantautore, può vantare illustri amicizie, fra cui Luca Carboni e Gianni Morandi. La sua locandina di presentazione dei vari spettacoli, rappresenta lui insieme ai due artisti.

Ieri sera mi telefona un’amica e mi chiede se mi va di fare un tavolo con lei, mi spiega che al Bravo Caffè ci saranno famosi musicisti che canteranno le canzoni di Lucio Dalla.

Mi chiede se per favore posso prenotare io, visto che sono di casa nel locale, perché con musicisti di questo calibro, vorrebbe stare vicino al palco e non nella saletta adiacente.

Non faccio caso alla locandina che è quella tipica di Federico ormai da anni e telefono al titolare del locale, Max.

“Pronto Max, mi ha chiamato un’amica per dirmi che Carboni e Morandi canteranno Dalla nel tuo locale la settimana prossima, hai ancora posto?”

Lui: “Ma è una serata di Federico Aicardi!”

Ho chiamato la mia amica per dirglielo, certo che non ho fatto una gran figura, ormai conosco bene Aicardi, il suo repertorio e soprattutto la sua locandina, non credevo che ci fossero persone che a Bologna ancora non ne conoscessero l’esistenza. Si è giustificata dicendo che quella fotografia è pubblicità ingannevole, certo che una serata con Fede è molto più divertente di due cantautori famosi che fanno serate remember, dico io.

E porto ad esempio la serata al Room 32 in cui Federico si è intrattenuto a far due chiacchiere con gli spettatori nell’intervallo e sono caduti a terra tutti gli spartiti!

È stato un diversivo divertente e lo abbiamo aiutato nel rimettere a posto tutto ciò che era crollato a terra. Quando mai capitano serata così interattive e spontanee?

Odeon

Ieri sera dopo tanto tempo sono andata al cinema. Ho visto 1917 di Sam Mendez, non è il solito film di genere.

Narra di due caporali che si spingono in una missione impossibile, suicida direi, per salvare milleseicento commilitoni da morte certa. Devono consegnare il messaggio di fermare l’attacco attraversando la linea nemica.

Uno dei due prende la missione sul piano personale nell’intento di salvare il fratello che guida parte del gruppo d’attacco. I due protagonisti non vengono mai abbandonati dalla macchina da presa, creando una continua suspence nello spettatore coinvolgendolo in questa avventura.

Il modo in cui vengono fatte le riprese, ricorda quello di un videogioco, che in effetti fa parte della nostra contemporaneità. Un unico piano sequenza che riesce a rendere reale ai nostri occhi, la pericolosità della missione. Anche la musica che accompagna i protagonisti è studiata apposta per creare questa suspence che non ci abbandona per tutto il film.

Un racconto molto bello ed entusiasmante che focalizza l’attenzione su questi due ragazzi coraggiosi che tentano di salvare tante vite umane. Il finale, una metafora della vita, che rimanda ai valori importanti.

La multisala del cinema Odeon è una delle poche rimaste a Bologna ad ospitare film d’essay ed è uno dei miei cinema preferiti.

Dimitris Bakopanos

Stasera sono stata in via Galliera ad ammirare la mostra di un artista greco che vive a Bologna. L’ho conosciuto grazie ad un’amica che lo segue da anni ed ho iniziato a seguirlo su Instagram, poi ho avuto la meravigliosa occasione di conoscerlo dal vivo in via Galliera al 2/B dove esponeva le sue opere in occasione di Arte Fiera 2020.

Protagonista delle sue opere sono le figure dell’antica Grecia, soggetti classici contaminati da applicazioni di contemporaneità e personalizzazioni da parte dell’artista.

Frammenti

Frammenti di volti e di corpi, icone senza tempo, architetture classiche, trasposti su tele recuperate da vecchi corredi della nonna, strappate, ricucite, che danno, invece, l’impressione dello scorrere del tempo. Quello che conta per l’artista è sempre e comunque l’imperfezione che rende unica l’opera d’arte, così come accade per le persone, ed è dall’anima che scaturisce la bellezza.


In quest’opera la perfezione classica del corpo, viene associata alla cultura giapponese. Mentre per noi un’opera d’arte rotta e incollata perde il suo valore, nella cultura giapponese, la toppa, viene ricucita con l’oro, per renderla più preziosa. Qui vengono utilizzate vecchie tele di lenzuola usate della nonna, riutilizzo di materiali che sarebbero andati perduti. Valorizzare il vecchio, la ferita con l’oro, le cose che rendono unica l’opera, una metafora che può essere vista anche per quanto riguarda le persone. Valorizzare la ruga, l’imperfezione che ti fa conoscere la vera anima di chi la indossa.

L’artista sceglie il buio per realizzare le proprie opere, la solitudine e il buio che fanno acuire gli altri sensi e favoriscono la concentrazione.

Art city 2020

Io alla mostra bondage

A Bologna ci sono serate in locali itineranti, in cui ci si veste con abbigliamento dal gusto fetish e ognuno si esprime col proprio gusto e le proprie tendenze, anche sessuali o le proprie perversioni. Ognuno è se stesso e si esprime per ciò che è, anche e soprattutto nell’abbigliamento. L’evento è il Decadence e l’autrice della mostra è la fotografa che lavora all’interno di queste serate.

Ad accogliere i visitatori della mostra c’è un aperitivo bondage.

Installazione di Paolo Bruciaferri e mastergiacon 3
Particolare dell’installazione

Il significato di questa installazione è la privazione. Nel bondage, una persona legata, si priva in parte di qualcosa: parti del corpo, movimenti, così questo aperitivo sta a simboleggiare la privazione che deriva appunto dal bondage.

Particolare

Fotografie in bianco e nero su sfondo bianco, tendono a far risaltare il carattere dei soggetti rappresentati. Il disequilibrio fra partner: dominatore, schiavo, sadico, masochista, il piacere di provare o di provocare dolore sul corpo calpestato o frustato, rappresentato sul volto dei soggetti.

Il bianco e nero riesce a descrivere molto bene anche il discorso sul fetish, frequente in questo genere di serate.

Fetish

Sono fotografie ad alto impatto emotivo, come quello che si prova frequentando le serate del Decadence o che comunque provano i soggetti interessati a questo genere di pratiche.

Io mi sono limitata a sedermi su questo divanetto a godermi lo spettacolo.

Handpan concerto intimo

Davide Friello e Anna Capasso sono i protagonisti di questa serata: concerto intimo. Lo spettacolo si teneva nello spazio di CasaLarga, immersa nel parco di via Larga.

Stasera presentavano il nuovo album Immersion.

Immersione dentro noi stessi, ma anche nella vita, nella natura spesso questi concerti vengono anche fatti all’aperto, in campagna, nei boschi. Un genere musicale che invita ad un ascolto profondo.

L’handpan è uno strumento magico, unico al mondo, dalle sonorità ancestrali. Riprende da strumenti antichi tipo il gong o la campana. È fatto di acciaio, forgiato col martello, artigianale, contiene diverse sonorità. È nato in Svizzera, non molto tempo fa, è nuovo e quindi in continua evoluzione.

Il tipo di musica che scaturisce dall’handpan è minimale, cerca di pulire il caos che c’è fuori.

Suoni lunghi, armonici, una volta che finiscono di sentirsi nelle orecchie, si avvertono vibrazioni lungo il corpo. Ascolto presente ma rilassato, sdraiato, ad occhi chiusi, in maniera da aguzzare di più gli altri sensi, soprattutto l’udito. Spesso anche chi suona chiude gli occhi per concentrarsi sull’udito.

In genere questo tipo di musica, si suona nella natura all’alba nei boschi, stasera invece, si è fatta un’esperienza particolare, pubblico ristretto, senza microfono in una struttura in legno. Ne è scaturita una buona sonorità.

L’handpan accompagnato dal violoncello, sottolineando momenti di forte intensità, ha dato luogo a questo concerto intimo che io riascolterò in cd nello stereo dell’auto muovendomi per la mia città, perché è importante ritagliarsi momenti per la musica nella vita di tutti i giorni.

Il mio cd Immersion e l’artista Davide Friello sullo sfondo.

Paolo Atti e figli

Paolo Atti (1849 – 1910).

Nel 1868 rilevò la panetteria nota come “Antico Forno Piemontese”, in via Drapperie. Ancora oggi l’insegna riporta l’originaria denominazione di “Antico Forno Piemontese” e il negozio è tuttora condotto dalla famiglia.

Atti, ormai diventato un imprenditore bolognese a tutti gli effetti si stabilì nell’edificio situato in via Caprarie, noto ancora oggi come “palazzo Atti” dove il fornaio-imprenditore trasferì il pastificio rilevato alcuni anni prima, provvedendo inoltre a rendere il pastificio in via Caprarie e il panificio in via Drapperie fra loro comunicanti.

Sulla facciata dell’edificio è visibile lo stemma di famiglia: spighe di grano raccolte in un mazzo accompagnate dalle iniziali P. A.

Specialità della casa erano la zuppa imperiale, le paste all’uovo con verdura, i tortellini, il pane.

L’intraprendente fornaio era entrato a far parte della “buona società” bolognese e il negozio di via Caprarie vedeva fra i frequentatori Giosue Carducci, Giorgio Morandi, Alfredo Testoni. Paolo Atti morì il 12 luglio 1910.

Oggi l’attività è concentrata in via Drapperie e nell’esercizio di via Caprarie di proprietà dei discendenti di Paolo Atti.

Ho accompagnato le mie amiche in questo negozio storico, ancora arredato in vecchio stile, e ho fatto loro acquistare tortellini e torta di riso. In verità è un po’ come entrare in gioielleria perché le cose della tradizione fatte con le antiche ricette sono preziose. Mi diranno se ne sarà valsa la pena, soprattutto quando arriveranno a casa e faranno spazzolare tutto ai figli.

Entrata e vetrina del negozio vista dall’interno
Panspeziale, il certosino tipico di Bologna
Le famose scatole liberty di Paolo Atti
Sfrappole di Carnevale

Arte fiera 2020

In occasione di arte fiera, anche il centro di Bologna si colora di arte, per strada, nelle gallerie, si aprono i palazzi storici per feste con rinomati dj, tutto a suon di opere d’arte, installazioni, performance.

Quest’anno hanno messo un’opera d’arte anche sotto i portici di San Luca, dove io vado a fare i miei allenamenti serali. Proprio ieri mi sono imbattuta in questa poltrona di Andrea Bianconi.

Installazione “ sit down to have an idea”
Sit down to have an idea di A. Bianconi

Queste installazioni sono state messe in vari punti di Bologna a disposizione del pubblico per fermarsi a riflettere.

Sono state posizionate 24 poltrone, soprattutto in centro, tanto che, quando ho postato questa fotografia su Facebook, alcuni amici mi hanno detto: “ Ma ieri questa poltrona era in via Cartolerie vicino al teatro Duse, un altro: “ Poi era in Santo Stefano”, insomma si pensava che fosse una poltrona unica itinerante. La cosa bizzarra mi ha fatto sorridere, ho poi, purtroppo saputo, che le poltrone sono rimaste 23, perché qualcuno ha scambiato l’installazione di via Irnerio per un mobile vecchio, portandosela a casa.

Palazzo Vassè Pietramellara

Alla riscoperta di luoghi che vengono aperti al pubblico soltanto nelle serate importanti. Nel caso di ieri, elettorali. Il palazzo Vassè Pietramellara, appartiene ad una delle famiglie più prestigiose di Bologna, Sassoli De Bianchi, come indicano le scritte scolpite sulle porte. È situato nel centro storico della città in via Farini.

Palazzo Vassè Pietramellara

Ho così potuto ammirare i cicli di affreschi del tardo cinquecento, gustando del buon vino e manicaretti di finger food.

Il libro che non decolla


Vi è mai capitato di leggere un libro che non vi prende del tutto? Nel senso che mentre lo leggete vi distraete, non che sia scritto male, anzi, però perdete il filo e dovete tornare indietro e a volte non basta.
Ecco sto leggendo uno di questi libri, oltre mille pagine ed è orma un anno che ci sono dietro, anche perché per smorzare la noia, ne inizio un altro che finisco.
Questo mi fu consigliato dalla commessa della libreria, mi disse: “Lasci stare quello che ha in mano, non è il suo genere! Prenda questo!”
Poi in effetti vidi su Facebook che andava per la maggiore, molti miei contatti lo avevano letto e ne erano entusiasti. Io sto ancora cercando il punto di svolta, quel punto del romanzo che ti fa dire: “Devo andare avanti perché non posso fare a meno di te!”

È un’edizione Sellerio, una garanzia di solito. Mi dicono che a pagina trecento decollerà. Attendo speranzosa 🙂

Cene elettorali.

Ieri sono stata a una cena elettorale invitata da un’amica, al Casalunga Golf Resort. Locale molto grande, bello ed elegante che si presta a serate alla moda, soprattutto al venerdì sera.

Qualche giorno fa hanno inaugurato la nuova cucina con lo chef stellato Vincenzo Vottero che ieri sera ha cucinato magistralmente per noi, accompagnati dalla buona musica del dj Stefano Malaisi e i Fuorimoda che cantavano dal vivo per gli ospiti al piano superiore.

Coi Fuorimoda
Stefano Malaisi dj

Non dirò a quale partito appartiene la mia amica perché non faccio campagna politica, ma soprattutto perché ultimamente i miei haters si sono manifestati dal vivo, in un bar del centro, insultandomi perché avevo messo dei like ad una candidata che conosco personalmente.

Trovo sgradevole questo atteggiamento perché esiste la libertà di voto e soprattutto il voto è e dovrebbe essere segreto. Trovo anche sgradevole la categoria degli odiatori che dovrebbero farsi curare perché sono un attimino psicopatici.

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