Andare a far la spesa al tempo del Covid 19

ANSIA.

Andare a fare la spesa.

Ci si raccomanda un metro di distanza, ci si raccomanda di fare in fretta.
Ogni corsia che affrontavo col carrello davanti a me, trovavo la signora con mascherina di protezione ffp3 e braccio distanziatore a mo’ di vigile urbano, che mi intimava il metro di distanza.
Chiedo un medicinale alla farmacista e questa me lo allunga con la stessa metodologia dicendomi di fare altrettanto, cioè allungarmi come lei.
Poi arrivo alla cassa e trovo il mio commesso buffo che io adoro senza mascherina e mi fa: “ Sono allergico e non la posso portare”
“Finalmente un incontro che non trasmette ansia” ho pensato.

Covid 19 riflessioni personali

Oggi ricevo la telefonata di un’amica di vecchia data. Subito rimango colpita e sono molto contenta di sentirla, da quanto tempo…
Poi mi comunica la scomparsa della mamma del mio ex fidanzato bolognese, il mio primo amore in questa città, non avevo più la mamma da qualche anno e lei mi accolse trattandomi come una di famiglia. Come succede a vent’anni ero spesso ospite a pranzo o a cena a casa sua e trascorrevamo le vacanze nella casa di campagna a Vedrana tutti insieme, dove il mio ex teneva una bellissima cagnona lupo ( di nome Lubna, come la fidanzata di Ranxerox ), un po’ invadente, tanto che mi dovevo sempre vestire con abiti adatti per non rovinare i miei tailleur.
Negli anni sono rimasta legata alla famiglia anche perché ho sempre continuato a frequentare il mio ex, ho visto nascere e crescere i suoi bambini che oggi ho rivisto in videochat.
Durante questa chat ero stata così brava a non piangere con lui che mi ero meravigliata di me stessa, spesso è colui che porta il dolore più grande che si mostra più forte verso gli altri, infatti è stato tanto caro con me, mi ha messo a mio agio.
Poi mi dice che, per colpa del virus, lui non è potuto andare al capezzale di sua madre negli ultimi istanti di vita e ancora non l’ha potuta vedere, anche se se n’è andata per cause che non c’entrano nulla col coronavirus.
Ecco, a questo punto non ce l’ho fatta più e ho pianto, ma che periodo crudele è mai questo, che non ti permette di accompagnare un genitore al trapasso? Di stargli accanto, accarezzarlo, dirgli tutto quello che ti passa per la mente ma non avevi mai detto prima, oppure anche la cosa più ovvia “ ti voglio bene “ perché sai che sarà l’ultima volta che glielo dirai.
L’ho trovato disumano, come disumano è non poter andare a dar l’ultimo saluto, perché i funerali avvengono in forma privata.
Neanche nelle mie fantasie più brutte ero arrivata a immaginare un periodo così devastante.

Il Pescatore

L’ultimo ristorante in cui ho messo piede prima che l’arrivo del covid 19 chiudesse tutti i locali pubblici.

Menù del giorno
Menù del giorno

Ogni giorno una specialità diversa con frutti di mare.

Zuppa ai frutti di mare
Fritto misto
Filetto di San Pietro con patate
Misto di pesce alla catalana

Il tutto accompagnato da un buon prosecco e dalla cameriera che ci raccontava i segreti dei suoi clienti e gli aneddoti. Ci ha talmente affascinato con i suoi racconti che alle due di notte eravamo ancora lì a parlare e l’ho accompagnata a casa perché anche l’ultimo autobus era già passato.

Covid 19 riflessioni

Presa dalla zero voglia di far la fila, sto dando fondo alle riserve della dispensa. Non ho nemmeno voglia di uscire di casa perché in relax io ci sto molto bene.
Ho ricominciato a cucinare, spaghetti al sugo, pennette, risotti eccetera, che un po’ mi rompe ma sempre meno della fila chilometrica per la spesa, che poi, quando sei arrivata e entri dentro, cerchi di fare in fretta perché ti dispiace far aspettare gli altri, un po’ come le file in bagno in discoteca insomma, che cerchi di farla velocemente perché hai visto le tue vicine in attesa con te, far mille mosse per trattenersi.
Dopo l’ultima volta che volevano chiamare i carabinieri perché mi allenavo con i fustini del Dash, non sono più riuscita a fare una spesa seria e tranquilla.
Lavorando in un ristorante nel week end, dovrei saper cucinare bene, invece non mi piace e, ogni volta che prendo in mano una padella, i miei colleghi, titolare compresa, mi immortalano su Facebook per prendermi per i fondelli ai fornelli.
Svogliatamente rispolvero le vecchie ricette di sughi per la pasta.
Quelle ricette e quei sughi che facevo quando convivevo, due anni di convivenza, mi sono bastati a sentirmi in prigionia più di ora in emergenza covid 19.
Ho cinquantatré anni e ho convissuto solo due anni, non si trombava mai ma si sgurava sempre, e sgura e cucina e cucina e sgura, e stira e lava e viceversa, avevo pure dovuto abbandonare il secondo lavoro al ristorante per tanto che avevo da fare.
Uscivo solo al sabato e vabbè storie tristi.
Poi, frequentando le plastificate dal negro, mi sono sentita così un pesce fuor d’acqua che mi era venuta voglia di trovare un amore, beh il Covid mi è servito per ricordare chi erano i miei amici, prima dell’avvento delle plastificate, le lezioni che la vita mi aveva insegnato, cioè che in convivenza ci si sente in galera e ci vuole coraggio ad uscire dagli schemi per ritrovare libertà ed equilibrio. Che l’indipendenza, il poter e dover contare sulle proprie forze, serve sempre e comunque.
Che non è tutto oro ciò che luccica, compresa la plastica.

Il Truciolo

È un’osteria che si trova a Malalbergo, sulla strada, tovaglie a quadretti, sembra un po’ di tornare indietro nel tempo alle vecchie osterie.

Cucina tradizionale, ho mangiato un antipasto e carne alla griglia che non fanno dappertutto, specialmente così buona.

Insalata di carciofi e grana
Carne alla griglia

E per finire un bel gelato alla crema, anche se la casa offre ottimi dolci della tradizione bolognese, che ho assaggiato senza esagerare.

Gelato alla crema con amarene

L’oste, Mattia, è un buontempone e ti tiene compagnia durante la cena con molta discrezione e savoir faire. Consiglia al meglio cibo e vini.

L’osteria ospita anche esposizioni di quadri di artisti mettendo a disposizione della clientela i cataloghi per documentarsi.

Antica Drogheria Bergamini Duilio 1924

Ristorante storico, fondato nel 1924 da Duilio Bergamini ed arrivata oggi alla quarta generazione.

Arredi originali di altri tempi.

Si trova a San Giovanni in Persiceto.

Il menù contiene piatti della tradizione locale,

Tortellini in brodo
Uova al tartufo

con prelibatezze di stagione, ad esempio ieri sera abbiamo assaggiato piatti col tartufo nero.

Cotoletta bolognese al tartufo

I dolci poi, molto particolari, sempre tradizionali, fatti in casa.

Menù dei dolci
Biscotti artigianali, krumiri

E per finire un uovo sbattuto al caffè

Il titolare poi, al momento della chiusura, mentre il personale chiude il locale, si intrattiene con i clienti a raccontare aneddoti di avventori particolari che si sono avvicendati nel locale.

Ieri era la serata in cui parlava degli animali che, mentre prima erano vietati all’interno, col passare degli anni ne hanno permesso l’ingresso.

Così ci ha raccontato di una signora che ha voluto il suo barboncino seduto al tavolo col tovagliolo e il piatto come se fosse stato un cliente umano. E tante altre storie di questo tipo, ma io ero troppo stanca e sono crollata e mi sono persa un sacco di simpatici racconti.

Pizzeria Vito a San Luca

Ieri un’ordinanza della regione ha imposto la chiusura delle scuole e dei locali di aggregazione pubblici per evitare la diffusione del corona virus. Quindi, all’ora della lezione di indoor cycling, io e tutta la classe siamo saliti a piedi a San Luca.

Avevamo già deciso di cenare tutti insieme e avevamo prenotato un tavolo da Vito, la pizzeria storica che si trova nel piazzale antistante la basilica.

Da Vito si sta sempre bene, io ho mangiato la pizza coi friarielli e salsiccia.

Pizza friarielli, salsiccia e bufala.
Tavolata del gruppo di indoor cycling da Vito

Abbiamo chiacchierato, riso e scherzato e festeggiato il carnevale e anche un amico che compiva gli anni.

Abbiamo preso tutti dei dolci buonissimi tranne il festeggiato.

Profiterole

In realtà il signore che aveva preso lo strudel era proprio di fronte al festeggiato e, quando abbiamo spruzzato la bomba di coriandoli, anziché colpire colui che compiva gli anni, è finita tutta sul dolce del malcapitato che era di fronte.

Purtroppo il nostro amico ha dovuto ordinare un nuovo dolce perché era impossibile liberare questo dai coriandoli. Abbiamo riso per tutto il tempo e ricorderemo l’aneddoto ancora a lungo.

Lambrusco crescentine & tigelle

Il locale è stato ricavato da un ex fienile ed è molto particolare ed originale nel suo insieme.

Già da fuori si intuisce che stiamo per entrare in un luogo diverso dal solito, viste le sue origini.

Ed eccoci in entrata. L’interno del locale è formato da volte e colonne e dal soffitto pendono prosciutti appesi alle travi che uniscono le arcate.

Il menù è ridotto, ma la specialità della casa è già specificata nel nome del ristorante.

Quindi abbiamo ordinato affettati e crescentine, tigelle, pesto, sottaceti, formaggio molle.

Anche per le bevande ci siamo lasciati ispirare dal nome del ristorante e abbiamo ordinato una buona bottiglia di Lambrusco.

Rotolando siamo usciti dal locale, sazi e soddisfatti della nostra cena tipica bolognese.

Lowengrube- Ristorante tedesco

Abbiamo festeggiato il giovedì grasso al ristorante tedesco dove suonavano due amici: i Fuorimoda.

Avevano comprato parrucche, cappelli, boa, mascherine, per chi non si era messo l’abito carnevalesco. Così io e le mie amiche, ci siamo cambiate più volte d’abito.

Il cibo tedesco non ha incontrato esattamente i nostri gusti, anche perché Bologna la grassa non ha bisogno di presentazioni culinarie, qualsiasi altra nazione scompare al suo cospetto.

Alla fine abbiamo comunque mangiato bene.

Spätzle agli asparagi
Tagliata di manzo con salsine e varie
Dolce al cioccolato e panna montata

La parte più ghiotta è stato il dolce, con un cuore di cioccolato caldo all’interno.

I Fuorimoda poi, sono due cantanti/musicisti imbattibili, sia come voci che come presenza scenica, hanno animato la serata in maniera egregia, con un finale da urlo eseguendo le canzoni dei Queen.

Marco Tarricone
Raimondo Marsigli
I Fuorimoda

Dolce e Salato

Il ristorante si trova nella piazza del mercato di San Pietro in Casale, una vecchia casa dallo stile rustico con un dehor illuminato da grandi lampade.

Siamo arrivati in anticipo rispetto ai nostri commensali e la proprietaria ci ha fatto accomodare in una saletta antistante il ristorante molto accogliente, per un brindisi di aperitivo.

Prosciutto da affettare col coltello, dietro una discreta scelta di vini di qualità.
Mortadella da affettare col coltello, dietro la cantina dei vini di annata.

Per antipasto il cameriere ha affettato mortadella e prosciutto a mano, c’erano poi grissini a volontà è un bel calice di vino frizzante.

Io sul divano del salottino degli aperitivi col calice di vino in mano.

Come si può vedere dalle fotografie i vini buoni non mancano in questo ristorante. Ci siamo poi trasferiti nella sala vicino al fuoco acceso per cenare.

Tavolo dai bicchieri e menu colorati, molto allegri.
Panchetto di legno per appoggiare la borsa delle signore.

I menù colorati e i bicchieri da acqua anch’essi colorati, davano un tocco di gioia al tavolo e l’idea dei panchetti poggia borsa è geniale. Io che non so mai dove mettere le pochette o le borse più ingombranti, ho trovato questa soluzione molto comoda ed originale.

Fra le ricette classiche come i tortellini al brodo di cappone, si potevano gustare anche piatti ghiotti come gli spaghettoni con mozzarella di bufala e salsa di pomodoro, capperi e olive.

Spaghettoni

La carne è molto buona e selezionata, proviene dalla macelleria di famiglia che si trova nella stessa piazza del ristorante.

Costata di manzo alla piastra
Cicoria tirata in padella con aglio e olio

E per finire un gelato con pere e alchermes.

Gelato alla crema con pera e alchermes.

Con un buon caffè e un rum, ho finito la serata in chiacchiere e buona compagnia. L’impeccabile servizio con il grembiule leopardato dava il tocco di brio in più al locale.

Divisa leopardata indossata dal personale.
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