Oggi ricevo la telefonata di un’amica di vecchia data. Subito rimango colpita e sono molto contenta di sentirla, da quanto tempo…
Poi mi comunica la scomparsa della mamma del mio ex fidanzato bolognese, il mio primo amore in questa città, non avevo più la mamma da qualche anno e lei mi accolse trattandomi come una di famiglia. Come succede a vent’anni ero spesso ospite a pranzo o a cena a casa sua e trascorrevamo le vacanze nella casa di campagna a Vedrana tutti insieme, dove il mio ex teneva una bellissima cagnona lupo ( di nome Lubna, come la fidanzata di Ranxerox ), un po’ invadente, tanto che mi dovevo sempre vestire con abiti adatti per non rovinare i miei tailleur.
Negli anni sono rimasta legata alla famiglia anche perché ho sempre continuato a frequentare il mio ex, ho visto nascere e crescere i suoi bambini che oggi ho rivisto in videochat.
Durante questa chat ero stata così brava a non piangere con lui che mi ero meravigliata di me stessa, spesso è colui che porta il dolore più grande che si mostra più forte verso gli altri, infatti è stato tanto caro con me, mi ha messo a mio agio.
Poi mi dice che, per colpa del virus, lui non è potuto andare al capezzale di sua madre negli ultimi istanti di vita e ancora non l’ha potuta vedere, anche se se n’è andata per cause che non c’entrano nulla col coronavirus.
Ecco, a questo punto non ce l’ho fatta più e ho pianto, ma che periodo crudele è mai questo, che non ti permette di accompagnare un genitore al trapasso? Di stargli accanto, accarezzarlo, dirgli tutto quello che ti passa per la mente ma non avevi mai detto prima, oppure anche la cosa più ovvia “ ti voglio bene “ perché sai che sarà l’ultima volta che glielo dirai.
L’ho trovato disumano, come disumano è non poter andare a dar l’ultimo saluto, perché i funerali avvengono in forma privata.
Neanche nelle mie fantasie più brutte ero arrivata a immaginare un periodo così devastante.