Si ricomincia con la musica dal vivo con Francesco Cavestri Trio

Sinceramente l’unica cosa che mi è mancata tantissimo durante il lockdown è la mia amata musica dal vivo. Appena il Bravo Caffè ha riaperto ho visto un concerto di Aldo Betto, bravissimo chitarrista e un altro di Teo Ciavarella, un grande del pianoforte jazz.

Ma i concerti veri e propri con grande afflusso di pubblico, sono iniziati col trio di Francesco Cavestri la settimana scorsa al Bravo.

Francesco Cavestri Max Turone e Robert Red Rossi

Un live di professionisti in cui Cavestri campeggia come leader del gruppo nonostante la giovane età di diciassette anni, un ragazzo talentuoso. Prima del lockdown, a febbraio, aveva appena concluso una tournée a New York nei locali jazz più affermati della città.

È stata una serata divertente e finalmente ci ha fatto assaporare di nuovo la musica jazz dal vivo come piace agli appassionati del genere.

La mia quarantena

Al sole in cortile

Quando leggo che la gente vuole uscire, mi viene sempre in mente quando mi criticavano, anche con una certa punta di cattiveria, perché uscivo spesso, che per loro era “sempre”.
Io a casa ci sto bene, ho fatto pulizia di amicizie, di uomini che dicevano di essere interessati a me, ma ero una delle tante, sto diventando insofferente a tutti e sto sempre meglio con me stessa.
Se non fosse per la situazione di merda in cui ci troviamo, mi piace questa vita rilassata fatta di dormite, letture, film, serie tv e pulizie anche casalinghe.
Non mi abbuffo e trovo tempo per me stessa e mi curo, mi depilo, mi faccio manicure, pedicure e adoro la mia ricrescita a tal punto che credo che il sale e pepe non mi starà tanto male in testa in futuro. Ormai non sono più una ragazzina ed è bello vedere i cambiamenti dell’età sul proprio corpo.

8 aprile 2019

Concerto: David Helboch’s Random/Control

Dopo anni di militanza al Paradiso jazz, io e i miei amici ci ritroviamo catapultati col nostro tavolo in prima fila. Tutti molto contenti, prendiamo posto e iniziamo a mangiare prima che inizi il concerto. Sala gremita, non dimenticherò mai quando l’organizzatore, Marco Coppi, salito sul palco, citò il mio nome come appassionata sostenitrice dei concerti jazz, una che fa parte di quelle persone che fanno sì che le serate live possano andare avanti. Fortunatamente avevo già bevuto un paio di bicchieri di vino, ma diventai paonazza, sia per l’emozione che per gli occhi puntati addosso.

Io, felice di avere finalmente un tavolo sotto al palco.
David Helboch
Andreas Broger
Johannes Bär

Helboch prende ispirazione dai suoi pianisti preferiti e riarrangia i loro brani più famosi, in più, negli anni, ha composto dei brani originali usando tracce di musica popolare austriaca. La musica di questa formazione Random/Control è un piacere sia da ascoltare che da guardare, strumenti insoliti suonati con maestria, che sulla scena fanno la loro bella figura.

C’è mascherina e mascherina.

Su Facebook mi sono imbattuta in un vecchio scritto del 7 aprile 2016, anche questo parla di costume e di mascherine, ma non quelle del Covid- 19. L’argomento era la qualità degli uomini over cinquanta.

Mascherina da Covid-19

Gli imbonitori delle cinquantenni.
( cioè gli uomini che ultimamente mi chiedono di uscire o entrare in casa mia ).

Non ho più vent’anni, quando ancora qualche figaccione libero si palesava al mio cospetto, ultimamente ricevo inviti da persone della mia età, o più avanti negli anni, impegnate o libere con prostatite, perché a questa età se c’è del libero c’è sempre un perché.
Ho deciso, cosa peraltro normale, di non dare corda all’impegnato o all’uomo da appartamento, quello che ti tiene nascosta perché ne ha mille altre…ad una certa età se ne hanno un po’ le balle piene di certi personaggi e una moderata pace dei sensi sopraggiunge.
Ricevo inviti a cene in ristoranti a mia scelta da fior di scapoloni ( a sentir loro ), non mi mollano un secondo da quando, accidenti a me, ho dato il telefono perché amici di amici.
Vanno alle feste vantandosi con me e guai invitarmi, per poi autoinvitarsi alle mie cene di famiglia, vogliono fare le cose serie senza farsi vedere in mia compagnia dalle altre…(contraddizioni).
Non è la prima volta che gli uomini mi invitano a cena e poi mi escludono alle feste, ci saranno da farsi due domandine….
Poi c’è il giovinastro che ti invita addirittura nella sua città in cui ti farà da cicerone, questo su messenger, salvo poi chiedergli il numero di telefono perché sei stanca di chattare e lui ti risponde vagamente che lo deve riattivare…ma non era single?
E ti fa fare la figura dell’imbonitrice dopo lunghe chat in cui lui decanta la tua bellezza…
Ma se andrò nella sua città me la mostrerà su messenger?
Poi c’è lo sposato che ti dice che farebbe mille cose con te, però è sposato e rimangono sogni, vorrà dire che rimarrà un sogno anche entrare in casa mia per un caffè.
Ti dicono anche, che se non la dai via ora non te la chiede più nessuno, ma nessuno pensa alla fatica che si fa ora che l’ormone non è più mosso come da ragazza ad uscire o solo a pensare di invitare qualcuno a casa per un caffè quando ti senti presa per il lato B già in partenza?
Poi parlando con la manicure, fonte di saggezza, scopri che, appena lei si è iscritta a Facebook, le hanno chiesto di partecipare ad un film porno con la mascherina per conservare la privacy, ma allora gli sfigati non si incontrano solo fuori…anche su Facebook e non li incontro solo io!!!

Mascherina da sexy shop

Karen Souza

Karen Souza

Il 5 aprile 2018, ho visto un altro concerto degno di nota, unica data italiana del breve tour europeo di Karen Souza al Bravo caffè di Bologna.

È raro poter ascoltare in un tavolo a due passi dal palco, questa cantante jazz Argentina dalla voce calda e vellutata e anche una donna molto bella, che nei concerti dal vivo è sempre un piacere unire i sensi dell’udito a quelli della vista.

Quella sera presentava il suo “full experience“ album ‘Velvet Vault” in cui interpreta in chiave jazz alcuni successi di gruppi famosi e alcuni brani scritti da lei.

Chihiro Yamanaka Female trio

Chihiro Yamanaka al Bravo caffè

Solo un anno fa, quando ancora si poteva uscire e andare nel caffè concerto ad ascoltare jazz, ho visto un meraviglioso concerto di Chihiro Yamanaka, nella formazione del Female trio. Lei, pianista giapponese di grande spessore, una delle più grandi a livello mondiale, coinvolge tutto il corpo quando suona e utilizza una tecnica che le permette la totale indipendenza di entrambe le mani.

È un tipo di musica che non va solo ascoltata ma vissuta dal vivo.

Io e Chihiro
Io e gli amici del jazz
Inga Eichler
Karen Teperberg

La sfida su Facebook

Tutti che rispolverano vecchie foto, io lo avevo già fatto tempo fa, infatti la foto della sfida, l’ho presa da un album di Facebook.
Oggi invece, mi è venuta voglia di sfogliare vecchi album dei miei viaggi.
Io ho sempre viaggiato da sola, tanto che la signorina, impiegata dell’agenzia di viaggi, mi aveva presa per una di quelle signore che fanno turismo sessuale, ecco. Prima Marocco, poi Egitto, poi Capoverde, mi guardava con l’occhio di compatimento. Ebbene, non lo avevo capito prima, poi un giorno me lo disse chiaramente che io dovevo stare attenta a non innamorarmi e portare a casa un neretto.
Il viaggio dopo cambiai tour operator, ma come si era permessa???
Parto per Capo Verde, isola di Sal, con un piede rotto e la stampella, dovevano venire a prendermi con la sedia a rotelle, invece non ero neanche nella lista degli ospiti del villaggio. Insomma, la signorina me l’aveva fatta pagare la sfuriata in agenzia…
Alla fine riesco a raggiungere il villaggio e scelgo le escursioni da “invalida”, ecco.
Gita al lago salato con giornata termale e fanghi.
All’epoca avevo un fiore tatuato nella caviglia e basta, il nostro “fanghino” un uccello tatuato su una spalla, lui, bello da impazzire.
Mentre mi spalma il fango mi dice: “Che bel fiore! Bello tatuaggio”
E io: “ E tu hai un bell’uccello “
Tutti i turisti girati verso di me, sipario. Non ce la posso fare, poi la gente fraintende, in realtà mi aveva mosso la passione per la musica, volevo incontrare Cesaria Evoria, all’epoca era ancora viva, ma chi mi avrebbe creduto dopo questa ennesima figuraccia?

Acchiappo al supermercato naturale.

In fila al supermercato biologico, si accoda un ragazzo dietro di me:
“Perché facciamo la fila? Dentro non c’è nessuno” mi dice.
Io: “C’è un’addetta che chiama e ci fa entrare “
“Sei sicura?”
Da sotto la mascherina il tipo sembrava niente male, giovane, con tutti i capelli neri.
Iniziamo a parlare di cibo, lui va sempre lì perché gli piace mangiare sano. “Oddio, sano, con tutto l’inquinamento atmosferico che c’è, dubito che ci sia rimasto in giro qualcosa di bio”
Sacrilegio!!! ⚡️⚡️ ⚡️
Ha iniziato a tempestarmi di domande del tipo: “Non comprerai mica l’insalata nelle buste??? Sai quanta roba chimica ci mettono per conservarla!!!”
Pensavo: “ Certo meglio un bel bruco dimenticato durante il lavaggio, così mangi carne e verdura.”
Vabbè non gliel’ho detto però ammazza che rompiballe!!! Questo è il classico tipo che vuole la patata col cespuglio da coltivare come ai vecchi tempi della nonna 🤪…
Fortunatamente la fila è stata breve e io non l’ho salutato entrando, lo ha fatto lui superandomi fra gli scaffali, però non ho approfondito: un appassionato di cucina bio che lava l’insalata e addirittura non la compra al supermercato ma dall’agricoltore perché così è sicuro di ciò che mette in tavola🤦‍♀️ anche no…
A chi si diletta in cucina preferisco un uomo da asporto, nel senso compriamo qualcosa di già fatto, poi…dedichiamoci a noi 😉

L’occhiolino del maiale ai tempi del Coronavirus

Ieri mi manda un messaggio uno dei miei spasimanti di aria fritta, di quelli che mi stanno intorno da qualche anno a questa parte.
Mi dice che la fotografia nuova che ho messo su whatsapp è bella ma meno generosa dell’altra, dove mostravo una scollatura.
E già la gag era da marpione, essendo già usciti una volta e poi sentiti svariate volte, ci poteva stare, nonostante la poca finezza.
Ci sentiamo per telefono e lui mi dice di non uscire, insomma le solite ovvietà che si dicono in questi giorni. Gli rispondo che esco per le esigenze base: lavoro, mangiare, ma che quando esco ho molta paura.
Lui: “Ma ne hai parlato col tuo titolare?”
Quando mai un titolare ti ascolta o fa quello che dico io, in genere lui paga e il dipendente lavora, a meno che io non apra la partita iva e un’attività per conto mio, continuo a lavorare quando vengo chiamata.
Lui esordisce con un “ voi donne” e già per me è il massimo della maleducazione, io, solo quando faccio ironia, generalizzo, ma non mi permetto mai di dire a un uomo, mentre parlo con lui seriamente, “voi uomini” mi sembra fuori luogo oltre che maleducato.
Cioè praticamente noi donne ragioniamo male perché se io ho paura ad uscire di casa, secondo lui, potrei non uscire, parlandone al lavoro, ma sono donna e ragiono da donna. Gli ho detto che potrei mettermi in malattia ma non durerebbe il tempo della quarantena, insomma ad un certo punto gli dico che non aveva capito niente, ma io intendevo in questo caso.
Lui si inalbera e dice: “Non ti permettere mai più di dirmi che io non capisco un cazzo!”
E io: “Infatti non ho detto questo” cerco di rispiegare e lui si inalbera ancora di più. Non mi sono arrabbiata io per il voi donne e si arrabbia lui perché gli dico che non aveva capito nulla di quello che avevo detto in questo preciso momento.
Metto il ditino medio sul tasto di fine chiamata e lo blocco ovunque, tanto mi sa che prima di uscire da questa quarantena avrò già eliminato più della metà della gente che mi sta intorno, compresi gli amici comuni.

Modigliana…Amarcòrd

Facevo parte da tempo di un gruppo Facebook, un gruppo Amarcord della mia Romagna, del mio paese e dei suoi abitanti.
Vedevo scorrere fotografie in bianco e nero che erano parte della storia del mio paese, ma troppo in là negli anni, non conoscevo nessuno, o almeno così credevo.
Ieri vengo attirata sul gruppo da una notifica e, visto che siamo in un momento di cazzeggio casalingo, per non pensare a cose peggiori, ho spulciato le vecchie foto.
In un gruppo canoro scorgo un volto noto, era il viso inconfondibile della mia mamma da ragazza, un tuffo al cuore.
Vado avanti e vedo altre foto della mamma con sua cugina, poi sua cugina da sola e inizio a scaricarle e a mandarle a mio papà, a mia cugina, poi becco pure una fotografia inedita di un mio zio, insomma, gira e prilla, altroché non conosco nessuno perché in là negli anni, conoscevo sì luoghi, persone, parenti e amici dei miei genitori.
Via via scorrendo sono apparsi i personaggi storici, le zirudele che scriveva la mia tata in dialetto, pubblicate in raccolte sui libri.
Così mi sono messa a commentare, i miei compaesani hanno risposto e abbiamo dato il via ai ricordi, quanto tempo è passato, sono due giorni che raccontiamo dei luoghi della nostra giovinezza, dove ho trascorso momenti felici di un passato che non tornerà mai più.

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