Stasera sono stata in via Galliera ad ammirare la mostra di un artista greco che vive a Bologna. L’ho conosciuto grazie ad un’amica che lo segue da anni ed ho iniziato a seguirlo su Instagram, poi ho avuto la meravigliosa occasione di conoscerlo dal vivo in via Galliera al 2/B dove esponeva le sue opere in occasione di Arte Fiera 2020.

Protagonista delle sue opere sono le figure dell’antica Grecia, soggetti classici contaminati da applicazioni di contemporaneità e personalizzazioni da parte dell’artista.
Frammenti
Frammenti di volti e di corpi, icone senza tempo, architetture classiche, trasposti su tele recuperate da vecchi corredi della nonna, strappate, ricucite, che danno, invece, l’impressione dello scorrere del tempo. Quello che conta per l’artista è sempre e comunque l’imperfezione che rende unica l’opera d’arte, così come accade per le persone, ed è dall’anima che scaturisce la bellezza.

In quest’opera la perfezione classica del corpo, viene associata alla cultura giapponese. Mentre per noi un’opera d’arte rotta e incollata perde il suo valore, nella cultura giapponese, la toppa, viene ricucita con l’oro, per renderla più preziosa. Qui vengono utilizzate vecchie tele di lenzuola usate della nonna, riutilizzo di materiali che sarebbero andati perduti. Valorizzare il vecchio, la ferita con l’oro, le cose che rendono unica l’opera, una metafora che può essere vista anche per quanto riguarda le persone. Valorizzare la ruga, l’imperfezione che ti fa conoscere la vera anima di chi la indossa.



L’artista sceglie il buio per realizzare le proprie opere, la solitudine e il buio che fanno acuire gli altri sensi e favoriscono la concentrazione.
Grazie Miky del tuo commento sulle mie opere.
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Mi fa piacere che ti sia piaciuto quello che ho scritto. Grazie a te 🙏🏻
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