Casa che crolla al tempo del Covid

Soffitto crollato per lavori in corso al piano di sopra

In questo periodo di precarietà della vita ti ritrovi a fare considerazioni sul tuo passato, presente e futuro incerto, mi sono ritrovata sospesa in una vita che non è la mia e mi sono resa conto che ho sempre vissuto per compiacere chi amavo e ho trascurato il mio bene e la mia felicità.
Un crollo di una casa può aprire voragini, anche psicologiche, può farti impazzire oppure farti rinsavire.
Bene, da una parte sono schizzata, soprattutto per la poca comprensione di chi avevo intorno, spesso le persone vicine sono le tue peggiori nemiche, dall’altra ho visto le cose con maggior lucidità e ho capito di aver fatto una vita che non era la mia, che non ero mai stata amata da chi per primo avrebbe dovuto farlo, però non riuscivo a credere che la persona più importante della mia vita potesse scatenarmi dietro una cattiveria inaspettata proprio in un momento in cui avrei avuto bisogno di aiuto.
Recriminazioni sul mio modo di vivere, come se io non meritassi niente, mi hanno portato a capire del perché io abbia sempre vissuto alla giornata, perché così mi è stato insegnato non avendo uno scopo da raggiungere, avevo una vita tranquilla fatta di duro lavoro, poi alla sera due chiacchiere con gli amici e un po’ di musica.
Stavo in un angolo a guardare la vita di chi mi avrebbe dovuto amare, aspettando il mio turno per vivere la mia.
L’amore mi è sempre stato negato ed è dura vivere senza essere amata, è dura vivere nel rifiuto della tua persona, sempre criticata e mai gratificata da chi si è sempre fatto i fatti propri.
Proprio così venivo criticata e non capivo il perché, io seguivo l’esempio che mi veniva dato ma sbagliavo agli occhi di chi mi insegnava.
Insomma chi mi conosce da fuori mi vede una brava persona, onesta e lavoratrice, chi dovrebbe amarmi e starmi vicino, mi vede una brutta persona pronta a sperperare i miei soldi.
Ho sempre vissuto fra due fuochi, avrei dovuto sganciarmi sentimentalmente da chi mi costringeva a mendicare affetto, ma non ne ho mai avuto il coraggio, avrei dovuto capirlo che non è amore lasciare che un proprio caro viva nella precarietà, in case che non sono case ma delle trappole mortali.
A Bologna, fino a poco tempo fa, affittavano di tutto senza voler spendere un centesimo per la manutenzione degli immobili, ecco io ho vissuto in case usurate perché non riuscivo a permettermi nulla di meglio, ma chi avrebbe dovuto supportarmi e aiutarmi non l’ha mai fatto e ha ritenuto giusto che io vivessi così.
Mi sono ritrovata a cinquant’anni senza arte né parte e senza uno scopo nella vita, mendicando amore da chi avrebbe dovuto amarmi incondizionatamente, sono stata un errore di percorso, un intralcio alla vita di altre persone che sarebbero state meglio senza di me.
Avrei dovuto mandare affanculo tutti molto prima e sicuramente avrei vissuto meglio.
Ma è così difficile amare?
Sarà che prima di perdere la mamma ho annusato qualcosa di veramente grande e speciale che non ho mai più ritrovato nella vita.
La casa crolla e ti ritrovi sola e capisci che lo sei sempre stata.

Pubblicato da michelafarolfi

Romagnola di origine, bolognese di adozione, pubblico spesso aneddoti sulle difficoltà di rapportarmi alla nuova città in cui ho deciso di vivere ma che spesso fraintende il mio linguaggio.

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